I cinque tibetani ? come vengono comunemente chiamati ? sono tecnicamente esercizi di stretching e sforzo isometrico/isotonico combinati con il controllo della respirazione. Essi lavorano su alcuni organi interni del nostro corpo, rielaborando alcune posizioni tradizionali dello Yoga.
I benefici dei cinque tibetani sono essenzialmente:
A differenza delle altre attività fisiche, nei 5 tibetani l?importante non è quello che facciamo, ma l?attenzione e la presenza nella pratica. Solo nella pratica costante ? vuole la tradizione ? si nasconde il segreto del successo.
Questi riti rappresentano uno spazio che ci prendiamo per stare con noi stessi.
I cinque tibetani, la cui tradizione avrebbe più di 2.500 anni, a causa della posizione del monastero, lontanissimo dalla civiltà, sarebbero divenuti la leggenda della fonte della giovinezza.
I 5 tibetani sembrano provenire dallo Yoga praticato in Tibet, che enfatizza sequenze continue di movimento, mentre lo Yoga indiano privilegia il mantenimento della posizione.
Detto questo, essi non sono mai stati riconosciuti come autentiche pratiche tibetane dai tibetani stessi.
Lo scopo di questi esercizi è riattivare i 7 chakra, sette punti nevralgici del nostro corpo, fonte del ?potere spirituale? secondo la tradizione dello Yoga.

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Lungo l?asse centrale del nostro corpo si trovano cinque organi ? tutti connessi alla colonna vertebrale ? in corrispondenza dei quali gli Indù individuano sette centri di energia. Scientificamente parlando, possiamo intendere questa energia come il campo elettromagnetico che questi organi emanano, come ogni altro oggetto su questa terra.
Questi chakra non sono altro che ghiandole endocrine che secernono ormoni. Quanto tutto va bene, stiamo bene. Quando qualcuna di queste ghiandole non compie adeguatamente il proprio dovere ? solitamente perché noi glielo impediamo con il nostro stile di vita.
Chakra è una parola sanscrita che significa ?ruota? o ?vortice?, e descrive la ?forma? di questi centri di energia. Essi sono considerati porte di accesso all?essenza del nostro corpo.
I chakra su cui lavorano i tibetani sono i 7 principali:
Ognuno di questi chakra è connesso a diversi organi e funzioni del nostro corpo e del nostro spirito.
Il principale beneficio tratto dall?esecuzione dei 5 tibetani è la normalizzazione dello squilibrio ormonale a cui tutti siamo soggetti. Gli esercizi stimolano le ghiandole endocrine presenti negli organi in questione, il nostro sistema circolatorio, i meridiani e tutta un?altra serie di ?pezzi? del nostro corpo, agendo sul livello biochimico di enzimi e ormoni. Questo ci mantiene agili e flessibili e di conseguenza ci fa sentire meglio, contribuendo anche a migliorare il nostro stato mentale ed emozionale.
Ci sono diverse opinioni in proposito e quelle che vanno per la maggiore indicano da uno a due mesi il tempo necessario per iniziare a notare dei benefici.
Riassumendo, i 5 tibetani:
Diversi medici hanno espresso il proprio parare su queste pratiche, e possono essere in sintesi riassunti così:
Non è questo però il luogo dove approfondire l?aspetto medico.
Non esistono controindicazioni specifiche alla pratica dei cinque tibetani, ma ognuno di noi deve valutare le condizioni fisiche del proprio corpo. Per ogni esercizio esistono varianti che lo rendono più adatto a gente anziana o con qualche particolare disturbo o acciacco. In ogni caso, come per ogni pratica sportiva, è buona cosa consultare il proprio medico se si soffre di qualche disturbo di salute particolare.
Includere i 5 tibetani all?interno dei nostri rituali del mattino offre diversi vantaggi. Innanzitutto, essi rappresentano un?ottima attività fisica in grado di bruciare tossine e sviluppare una sufficiente quantità di adrenalina per iniziare bene la giornata.
Per praticare tutti e cinque i riti non ci vogliono più di venti minuti. E però, quei venti minuti per prenderci cura del nostro corpo è probabile che non li ritroveremo più durante l?arco della giornata.
Infine, i cinque tibetani sono un ottimo strumento di preparazione alla meditazione. Trovo che meditare dopo aver praticato i riti sia più piacevole che farlo senza preparazione.
Prima di praticare i riti tibetani non è necessaria alcuna preparazione, ma trovo che un saluto al sole rappresenti un?ottima preparazione.
Di seguito trovi una breve descrizione dei cinque riti, con alcune indicazioni sugli effetti, le relazioni con lo Yoga, la respirazione e i chakra stimolati.

Ruotare su se stessi in senso orario, con le braccia larghe e le palme delle mani rivolte verso il basso. Lo sguardo è rivolto verso la mano destra per evitare vertigini e nausea che possono sopraggiungere. Oppure ? l?ho trovato migliore ? fisso su diversi oggetti posti per cosi dire a ore 3, 6, 9 e 12. Incrementare la velocità di rotazione, fermandosi se si avvertono senso di nausea o capogiri. Al termine, intrecciare le mani davanti al viso e fissare i pollici per qualche secondo, riportare le mani lungo i fianchi e fare un paio di lunghi respiri.
Effetto: stimola il flusso dell?energia all?interno del nostro corpo, lavorando sulla spiralità. Migliora il sistema vestibolare. Tonifica l?intero corpo.
Relazione con lo Yoga: variante della posizione della montagna.
Chakra stimolati: tutti.
Respirazione: nomale.
Secondo rito: terra e colloDistesi a terra, braccia lungo i fianchi, portare il mento verso il petto, mantenendo le spalle per terra, poi alzare le gambe unite con i piedi a martello che spingono verso la testa. Ritornare nella posizione iniziale.
Effetto: riduce il grasso attorno alla vita e tonifica i reni. Tutti i vortici dei chakra incrementano velocità e azione. L?intero corpo è supportato dalla terra.
Relazione con lo Yoga: variazione delle posizioni del cadavere e del pilastro.
Chakra stimolati: 1, 2, 3 e 5.
Respirazione: si prende fiato mentre portiamo il mento verso il petto e le gambe in aria, e si espira mentre torniamo alla posizione iniziale.

Terzo rito: aria e polmoni
In ginocchio, con le punte dei piedi puntati per terra, le mani sui glutei, e il mento verso il petto: da qui recliniamo la testa all?indietro, eventualmente aprendo la bocca, e inarchiamo la schiena, per poi tornare alla posizione iniziale
Effetto: stretching per l?intera colonna vertebrale, che viene tonificata. Particolare beneficio ne trarranno le persone con spalle cadenti e gobba. Questo esercizio potenzia i muscoli della schiena, migliora la flessibilità della colonna vertebrale e la postura (cosa che ho trovato utilissima per la meditazione seduta che faccio seguire ogni mattina alla pratica dei tibetani), e inoltre rappresenta una sorta di massaggio per gli organi addominali.
Relazione con lo Yoga: variante della posizione del cammello.
Chakra stimolati: 3, 4, 5 e 6.
Respirazione: inspirare quando si inarca ed espirare quando si torna con il mento verso il petto.
Quarto rito: acqua e stomacoQuesto rito è un po? più complicato. Si parte seduti con le gambe distese in avanti e la schiena dritta, le mani appoggiate a fianco del busto con le dita puntate verso i piedi, e il mento sempre sul petto. Si reclina la testa all?indietro e poi si alza il sedere, puntando i piedi per terra, e formando così una specie di ponte, con la testa che ?cade? all?indietro.
Effetto: migliora il fluire dell?energia attraverso i chakra, rinforza i polsi e le caviglie, incrementa il movimento delle articolazioni delle spalle ed espande il torace.
Relazione con lo Yoga: posizione dell?Est.
Chakra stimolati: 3, 4 e 5.
Respirazione: inspirare nella fase di ?creazione? del ponte, espirare mentre si torna nella posizione iniziale.
Quinto rito: fuoco e lombiQuesto rito è quello che mi piace di più. Consiglio di partire in ginocchio, con il busto in orizzontale e le mani in terra all?altezza delle spalle. Ci si alza sui piedi mantenendo le mani in terra e spingendo con le mani sul pavimento fino a raddrizzare le gambe e formare una ?V? rovesciata. Questa è la posizione finale da raggiungere, con lo sguardo verso il proprio ombelico. Da qui passiamo alla posizione iniziale portando la testa indietro e poi verso l?alto e seguendo il movimento con il busto, che quindi si ritrova eretto lungo le braccia, stese, e le gambe, stese anch?esse, che non toccano mai terra. I punti di contatto con il pavimento sono le mani e le punte dei piedi. Da qui si parte con lo sguardo in alto, si reclina la testa e portando su il sedere per raggiungere la posizione a ?V? si cerca con lo sguardo l?ombelico. Poi si torna nella posizione iniziale, con lo sguardo verso l?alto.
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